Biodiversità agricola

I concetti che sostanziano e orbitano intorno al mondo bio sono a ben vedere numerosi. E se si vuole avere le idee chiare riguardo a tutto ciò che concerne la sfera del biologico, è necessario innanzitutto interiorizzare il significato di biologico.

Come è noto, l’aggettivo biologico deriva dal sostantivo biologia, lemma che a sua volta deriva dalla lingua greca, e più dettagliatamente da bìos, «vita», e da lògos, «discorso, scienza».

Un discorso sulla vita che quindi si declina in varie forme; e tra queste trova non indifferente spazio il concetto di biodiversità, tanto caro a noi di NaturaSì e alla nostra filosofia.

Nel 1992, a Rio de Janeiro, in una conferenza sul tema è stato detto che la biodiversità rappresenta «la varietà e la variabilità degli organismi viventi e dei sistemi ecologici in cui essi vivono», varietà e variabilità che includono «la diversità a livello genetico, di specie e di ecosistema».

Possiamo quindi definire biodiversità la complessità della vita sul pianeta Terra, un insieme coeso di differenze che lavora al mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi naturali. Ancora più semplicemente, la biodiversità è quella condizione senza la quale la vita non avrebbe alcun modo di manifestarsi, di esprimere tutto il suo potenziale. La biodiversità è quindi una ricchezza. Che necessita di essere preservata. Si tratta in definitiva di salvaguardia dell’ambiente, di rispetto dell’ambiente, di sposare uno stile di vita che segua, per quanto possibile, le teorie e le pratiche dello sviluppo sostenibile. Il percorso è tracciato; tanto che, lungo il sentiero, capita di imbattersi in realtà consolidate che hanno nella conservazione della biodiversità la loro ragion d’essere.

Non a caso, infatti, la Giornata internazionale della diversità biologica, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 22 maggio, per celebrare l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica, ha trattato, tra i tanti, il tema “La nostra biodiversità, il nostro cibo, la nostra salute”.

Ne è emerso che prendersi cura della biodiversità equivale a rafforzare la capacità di un ecosistema di reagire positivamente agli eventi esterni potenzialmente minacciosi, come l’inquinamento, la distruzione degli habitat naturali e, non ultimo, i cambiamenti climatici.

E in questo senso, gli ecosistemi non possono che trovare sostegno nella biodiversità agricola.

La biodiversità agricola e lo sviluppo sostenibile si muovono di pari passo, perché è facile desumere come il concetto di biodiversità agricola, ovvero l’insieme delle teorie e delle pratiche che permette a un sistema agricolo di sopravvivere e di prosperare, sia quanto mai vicino al concetto di sviluppo sostenibile, nella definizione data nel 1987 dalla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo (Commissione Bruntland) del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente «il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri».

E non c’è biodiversità agricola senza agricoltura biologica: il quadro di insieme della biodiversità agricola, che prevede un riferimento costante agli elementi naturali e ambientali, alle risorse genetiche disponibili sul territorio, alle modalità della loro gestione e del loro utilizzo, agli aspetti culturali delle popolazioni che abitano in un dato territorio, non può che contenere i principi dell’agricoltura biologica.

Siamo quindi di fronte a un approccio culturale, che può fare la differenza, in positivo, nella difesa della biodiversità.

Rendendo di più facile accesso il senso del motto “La nostra biodiversità, il nostro cibo, la nostra salute”, in tutto simile a un’equazione.

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